Saviano riapre il dibattito sulle droghe leggere Staderini: “La legge attuale ha intasato le carceri”.

«La marijuana va legalizzata», sostiene Roberto Saviano. In realtà lo dice già da un po’ di tempo, sui social network attraverso i quali interagisce con i lettori. Ieri ne ha fatto il tema della sua rubrica “L’antitaliano” sull’Espresso. Argomentando così: «Non voler affrontare il problema del consumo di droghe se non come un problema di repressione, ha ricadute e costi che il Paese non può sostenere: i tribunali si riempiono di cause, la popolazione carceraria aumenta, le mafie guadagnano mercati e quattrini».

E l’esempio portato dallo scrittore è quello dell’Uruguay, che regolamenterà il commercio della marijuana attraverso un rigido controllo statale della produzione e distribuzione. L’intervento di Saviano è rimbalzato su Twitter e Facebook, postato migliaia di volte («riuscirà Saviano a convincere il Pd?», si chiedeva un utente), salutato con favore dalle associazioni antiproibizioniste. E che, a prescindere da come la si pensi, ha l’indubbio merito di ridare visibilità a un tema, quello sulle politiche riguardanti le droghe leggere, dimenticato dall’agenda politica. «Non se ne parla più da quasi dieci anni — osserva Mario Staderini, segretario dei Radicali, storicamente a favore della legalizzazione della cannabis — eppure la legge proibizionista Giovanardi-Fini introdotta nel 2006 ha fallito, ormai è chiaro». Un insuccesso evidenziato dai numeri, che sostengono anche il ragionamento di Saviano. In soli 5 anni, dal 2006 al 2011, la presenza in carcere per violazione della normativa sugli stupefacenti è raddoppiata, passando da 15 mila a 28 mila unità, su un totale di 68 mila detenuti. È dunque la principale causa del superaffollamento delle prigioni. E i tribunali si intasano. Secondo il “Terzo libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi”, presentato in Senato a giugno, i procedimenti penali pendenti sono cresciuti, erano 154 mila nel 2006, sono diventati più di 180 mila nel 2008. Non solo. «In Italia — continua Staderini — ci sono 3,5 milioni e mezzo di consumatori non occasionali. Il giro d’affari delle mafie aumenta sempre di più, siamo a 24 miliardi di euro all’anno. Da questo governo tecnico, dal ministro Andrea Riccardi che ha la delega sulle politiche antidroga, non ci aspettiamo una rivoluzione, ma almeno un ritorno alla discussione sulla “riduzione del danno”, con l’introduzione delle sale “salva vita”, e magari la depenalizzazione della coltivazione domestica della marijuana per uso personale, quindi 2-3 piantine al massimo. C’è una proposta di legge che giace in Senato». L’orientamento del governo però pare essere l’opposto, visto il recente documento firmato con Usa, Russia, Gran Bretagna, Svezia, contro la legalizzazione. In realtà, anche nel fronte degli antiproibizionisti,si fanno dei distinguo sulla proposta di Saviano. E il caso del Gruppo Abele, associazione socio-culturale torinese. «Legalizzare tout court la marijuana non è la soluzione — dice il vicepresidente Leopoldo Grosso — prima depenalizziamo il consumo per uso terapeutico. Poi sarà da valutare se introdurre esperienze come i coffee shop olandesi o i “social club” dei coltivatori di cannabis, che si stanno diffondendo, con qualche difficoltà di ordine legale, in Spagna».

Articolo di Fabio Tonacci,
da Repubblica 9 luglio 2012