Condannato per coltivazione di tre piante di canapa: chiesta la grazia

Il 28 aprile la VI Sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dall’Avvocato Fabio Valcanover, socio dell’Associazione Luca Coscioni, nell’interesse di un sessantatreenne di Trento condannato per la coltivazione di tre piante di canapa destinate all’uso terapeutico.

Valcanover rese pubblica la notizia prima dell’udienza della Suprema Corte di Cassazione. In primo grado  l’uomo era stato assolto in base alle valutazioni riportate in sentenza:

…le piante sono solo tre; e come si è visto gli effetti della loro assunzione avevano natura e finalità terapeutica, e non stupefacente in senso proprio”.

La Procura interpose un appello ritenendo non condivisibile il riconosciuto uso terapeutico della cannabis coltivata dall’uomo; le parole utilizzate nell’atto di appello furono:

“… pare del tutto incomprensibile, quantomeno al PM appellante, l’indicazione per cui gli effetti dell’assunzione delle tre piamte avevano ‘natura e finalità terapeutica, e non stupefacente in senso proprio’…”.

La Corte di Appello di Trento ha poi riformato la sentenza di primo grado riconoscendo rilevanza penale nella condotta del sessantatreenne. A quel punto l’avvocato Valcanover ha presentato ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto (art. 51 cp) nella condotta dell’uomo.

La Cassazione ha respinto il ricorso con una sentenza le cui motivazioni non risultano ancora depositate. Ciò nonostante lo scorso 10 maggio è stato notificato l’ordine di carcerazione: il sessantatreenne ha già presentato richiesta di misure alternative.

Nel frattempo l’uomo, che dovrebbe curarsi con la cannabis per l’inefficacia delle terapie convenzionali, affronta nuove difficoltà: reperire il Bediol prescritto dai medici dell’A.P.S.S. è assai difficile poichè le forniture dall’Olanda non arriveranno sino ad ottobre.

Per l’uomo, ad oggi condannato e in attesa della decisione del Tribunale di Sorveglianza, l’alternativa sarebbe quella ventilata nei motivi di appello: cercare la cura nel mercato illegale. Valcanover ad ogni modo non si è dato per vinto e si è rivolto al Presidente della Repubblica per chiedere la grazia, di cui potete leggere il documento integrale.

 

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Cannabis è il nome scientifico della marijuana, che in Italia è chiamata anche canapa o erba. È una pianta a fiore, appartiene alla famiglia delle cannabinacee, ordine delle urticales,di cui fanno parte anche le ortiche. Il Delta-9-tetraidrocannabinolo e il Trans-delta-9-tetraidrocannabinolo sono due dei suoi principi attivi, e il 18 Aprile del 2007 sono stati inseriti con Decreto Ministeriale nella tabella che ne consente la prescrizione con ricetta medica in quanto “costituiscono principi attivi di medicinali utilizzati come adiuvanti nella terapia del dolore, anche al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei, ed inoltre si sono rivelati efficaci nel trattamento di patologie neurodegenerative quali la sclerosi multipla”.